Galileo Chini: Repertorio delle Opere.

1873-1895

Galileo Andrea Maria Chini nasce a Firenze il 2 dicembre 1873 nell’abitazione di Via delle Terme, da Elio sarto e musicista e da Aristea Bastiani. Nel 1884, a soli undici anni, perde il padre. Lo zio paterno Dario, affermato decoratore e restauratore di affreschi, titolare di una stimata bottega di restauri, lo indirizza allo studio della decorazione, iscrivendolo alla Scuola d’Arte di Santa Croce a Firenze, frequentata anche dai tre fratelli Coppedé e da Ugo Giusti, con cui in seguito collaborerà.
L’anno dopo Chini affianca già lo zio nei lavori di decorazione del castello Torlonia a Serra Brunamonti in Umbria, dove esegue pitture a carattere neo-medievale. Nel 1889 inizia a lavorare anche nella bottega di Amedeo Buontempo, pittore di origine friulana e partecipa con lo zio ai lavori di restauro in Santa Trinita a Firenze.
Collabora in seguito con l’architetto Corinto Corinti, per la documentazione e i rilievi degli edifici della zona medioevale del Mercato Vecchio, come testimoniano alcuni disegni acquerellati e a tempera di parti architettoniche, di reperti ceramici e soprattutto di affreschi tre-quattrocenteschi. Nel 1894 riceve il primo incarico per una decorazione davvero impegnativa: Augusto Burchi, pittore, affreschista e restauratore influenzato dal gusto francese, gli affida la decorazione murale del soffitto del salone di rappresentanza di Palazzo Budini-Gattai a Firenze, dove realizza un finto arazzo e collabora con Giulio Bargellini per il fregio. Nel 1895 a Volterra esegue lavori di restauro nella cappella dei Conti Guidi in San Francesco, e realizza gli stemmi nobiliari delle famiglie del posto nella sala del Maggior Consiglio del Palazzo dei Priori. In quel periodo conosce Elvira Pescetti, che diventerà poi sua moglie. S’iscrive alla Scuola Libera del Nudo all’Accademia di Belle Arti di Firenze, frequentandola fino al 1897, e nello stesso periodo diviene socio del Circolo degli Artisti, dove conosce Telemaco Signorini, Plinio Nomellini, Lodovico Tommasi, Libero Andreotti, Sem Benelli, Giovani Papini, SalvinoTofanari.

1896-1903

Nel 1896, Chini, spinto dall’amarezza per la cessione della Società Ceramica Ginori di Doccia all’industriale Augusto Richard di Milano, fonda con Giovanni Vannuzzi, Vittorio Giunti e Giovanni Montelatici la Manifattura Arte della Ceramica, vicina agli ideali del movimento inglese Arts and Crafts per il rinnovamento dell’artigianato artistico. Una melagrana e le mani intrecciate, simboli di fecondità e fratellanza, sono il primo marchio scelto che definisce l’impostazione della Manifattura. Le influenze preraffaellite caratterizzano le prime realizzazioni ceramiche. Esegue otto illustrazioni per la rivista “Fiammetta”. Nel 1897 partecipa alla selezione per l’Esposizione Internazionale Festa dell’Arte e dei Fioria Firenze, ma non essendo ammesso espone alla Mostra dei Rifiutati.
La produzione dell’Arte della Ceramica,nella cui impresa si sono aggiunti nel frattempo i cugini Chino, Augusto e Guido,viene presentata nel 1898 all’Esposizione Nazionale d’Arte di Torino dove vince la medaglia d’oro. Il 22 aprile del 1899 Chini sposa Elvira Pescetti. L’anno seguente nasce la figlia, Isotta e nel 1901 il figlio Eros. Nel 1900 l’Arte della Ceramica trionfa all’Esposizione Internazionale di Parigi ottenendo il Grand Prix, grazie alle sperimentazioni a lustri metallici e all’avvio di un proficuo rapporto con l’architettura, in netto anticipo sui tempi. Lo stile modernista della produzione, con moduli stilizzati e calligrafici, gli permette di ottenere premi nelle maggiori Esposizioni Internazionali. Nel 1901 la Manifattura partecipa alle Mostre di Gand, Bruxselles e Pietroburgo, dove la stessa Zarina acquista alcune ceramiche. Nello stesso anno Galileo Chini partecipa per la prima volta alla Biennaledi Venezia con il dipinto La Quiete, in cui la sua pittura si avvicina alle istanze divisioniste. Nello stesso anno, per il grande successo dei prodotti presentati alle varie Esposizioni Nazionali e Internazionali, la Manifattura deve spostare la produzione dal piccolo locale di via Arnolfo a Firenze nella nuova ampia sede in località Fontebuoni, nome che si andrà ad aggiungere al marchio della melagrana. Sempre nel 1901 realizza le decorazioni per una grande sala nella casa dell’antiquario Volpi in piazza Davanzati a Firenze, ora sede della Cassa di Risparmio di Lucca-Pisa-Livorno.
Nel 1902 l’Arte della Ceramica trionfa alla Prima Esposizione Internazionale d’Arte Decorativa diTorino, presentando anche splendidi esemplari in gres.
In questi anni Chini riceve varie committenze per la decorazione delle cappelle nei cimiteri di Volterra, Subbiano e Trespiano.

1903-1905

Nel 1903 a Montecatini Terme decora la facciata e la Sala interna del Padiglione per la vendita dei Sali Tamerici. I tre pannelli in gres che rivestono la facciata furono eseguiti da Domenico Trentacoste per l’Esposizione di Torino del 1902 e qui riutilizzati: uno dei tre raffigura ad altorilievo Galileo Chini ispirato dalle Muse. Nello stesso anno Chini cura l’allestimento e la decorazione della Sala Toscana alla V Biennale di Venezia: posiziona un fregio in maiolica a lustri sulla parte superiore delle pareti ed espone i dipinti La Sfinge e Campagna con la neve.
Nel 1904 torna a Montecatini, chiamato per la decorazione della volta del salone delle feste del Grand Hotel La Pace.
Con Lodovico Tommasi promuove la Secessione della Promotrice Fiorentina a Palazzo Corsini, dove espone cinque opere di forte impatto simbolista che gli valgono l’incarico della decorazione della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, realizzata abbandonando i toni neutri della tradizione per una nuova pittura in sintonia col nuovo stile floreale e secessionista, e che verrà inaugurata il 25 luglio del 1905.
Nello stesso anno partecipa all’Esposizione Universale di Saint Louis, dove l’Arte della Ceramica vince i l“Grand Prix” ,Chini riceve la medaglia d’argento come direttore artistico, ruolo che sarà però costretto ad abbandonare momentaneamente per divergenze con i soci, che ne reclamano l’assidua presenza in fabbrica, a discapito diogni sua ulteriore attività pittorica e decorativa.
Nel 1905, insieme a Ludovico Tommasi, Domenico Trentacoste e ai critici Nello Torchiani e Pietro Torrigiani, organizza la Prima Esposizione d’Arte Toscana nei locali di Via della Colonna a Firenze, che decora assieme ad Adolfo De Carolis, Salvino Tofanari, Giacomo Lolli e Ludovico Tommasi. L’esposizione è promossa dall’Associazione Arte Toscana, che subito si scioglie per dar vita al sodalizio della Giovane Etruria, che l’anno dopo parteciperà con una sala riservata all’Esposizione di Milano.
Sempre nel 1905 partecipa alla VI Biennaledi Venezia, dove espone Il Trionfo (allegoria) e La Campagna, e all’Esposizione Internazionale di Belle Arti di Monaco di Baviera, dove riceve la medaglia d’oro per la Pittura.
Termina nello stesso anno il ciclo di decorazioni interne ed esterne del Palazzo della Cassa di Risparmio di Arezzo, antico edificio degli Albergotti e dei Bacci.

1906-1908

Abbandonata la Manifattura di Fontebuoni per sopravvenute difficoltà di gestione tra i soci, nel 1906 fonda col cugino Chino Chini la Manifattura Fornaci San Lorenzo a Borgo San Lorenzo; il simbolo prescelto è una graticola, emblema del martirio del Santo omonimo, sormontata dal giglio di Firenze e dalla scritta Mugello. La nuova manifattura è dedita anche alla produzione vetraria.
Nel settembre dello stesso anno, all’Esposizione Internazionale di Milano, Chini decora in soli tre giorni la Sala della “Giovane Etruria”della sezione italiana, distrutta da un incendio e prontamente ricostruita.
Continuano le committenze per decorazioni ceramiche e pittoriche per le cappelle cimiteriali delle famiglie nobiliari della zona, e dipinge l’abside della Pieve di San Lorenzo a Borgo San Lorenzo.
Nel 1907, con Plinio Nomellini e lo scultore Edoardo De Albertis, allestisce alla VII Biennale di Veneziala Sala L’arte del Sogno,incui espone Icaro, Il Giogo e Il Battista. La sala, che si compone di un pavimento in gres con motivi fitomorfi e pavoni e una fascia decorativa nella parte alta delle pareti con cortei di putti e ghirlande, lo colloca tra i più convinti esponenti del simbolismo europeo. Il Re del Siam in visita alla Biennale, ne resta profondamente colpito e lo invita a Bangkok, per realizzare la decorazione del nuovo Palazzo del Trono (AnanthaSamakonTrhone Hall).
E’ del 31 dicembre la lettera di Plinio Nomellini che gli propone l’acquisto di una parte di pineta alla Fossa dell’Abate (Lido di Camaiore), dove nel 1914, al ritorno dal Siam, edificherà la sua “ Casa delle vacanze ”.
Nel 1908 partecipa alla I Biennale d’Arte di Faenza, dalla quale prenderà vita l’attuale Museo Internazionale delle Ceramiche.
Nello stesso anno va in scena al Teatro Lirico di Milano il suo primo lavoro per il teatro: La maschera di Bruto di Sem Benelli, per il quale disegna ambienti quattrocenteschi, affiancato dal costumista Caramba.
A dicembre riceve l’incarico d’insegnamento al Corso Libero Superiore di Decorazione della Regia Accademia di Belle Arti di Roma, dove insegnerà fino alla sua partenza per il Siam nel 1911.

1909-1911

Tra gennaio e febbraio 1909, su invito di Antonio Fradeletto, Chini decora la cupola del Salone centrale del Palazzo dei Giardini alla Biennale di Venezia con le Allegorie dell’Arte e della Civiltà: il successo di critica lo consacra nell’alta intellettualità artistica del tempo.
Realizza scene, costumi e manifesto per La cena delle beffe di SemBenelli, andato in scena al Teatro Argentina di Roma il 16 aprile del 1909. Incarica l’architetto Ugo Giusti del progetto per la sua casa in via del Ghirlandaio a Firenze, e ne decora l’interno nel 1910. Partecipa inoltre al Salon d’Automne di Parigi, dove espone Autoritratto e Il condottiero, insieme a una produzione della manifattura Fornaci San Lorenzo.
Nel 1910 riceve il GrandPrix per la decorazione del Padiglione Italiano all’Esposizione Internazionale di Bruxelles. Realizza i progetti per le decorazioni, le vetrate, i pavimenti e i pannelli ceramici e in gres perlo Stabilimento Terme Tamerici di Montecatini, ampliato nel 1909 dagli architetti Ugo Giusti e Giulio Bernardini.Per il Teatro Argentina di Roma disegnare le scene per Il sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare
In quegli anni la Manifattura riceve un’importante committenza dalla Confraternita della Misericordia dell’Antella per la decorazione ceramica e vetraria del Cimitero. Chini decora alcune cappelle private e la Cupola Maggiore con una teoria di angeli.
Realizza le decorazioni del Villino Andreanelli a Firenze e disegna il manifesto e le illustrazioni per il libro L’amore dei tre re diSem Benelli, considerato un gioiello dell’illustrazione.
Nel 1911 progetta assieme a Ugo Giusti il Padiglione Toscano della Mostra Etnografica all’Esposizione Internazionale di Roma, di cui realizza anche i fregi e il manifesto. Ad aprile s’imbarca a Genova sul piroscafo Derfflinger diretto a Bangkok, chiamato dal Re del Siam Rama V per realizzare la decorazione interna del nuovo Palazzo del Trono (AnantaSamakhomThrone Hall).

1912-1919

A Bangkok, insieme ai suoi allievi Carlo Rigoli e Giovanni Sguanci,allo stuccatore Giuseppe Innocenti e al doratore Giovanni Barsi, inizia la decorazione del Palazzo del Trono, una delle sue opere più grandiose. Dal suo soggiorno riporterà un’importante collezione di oggetti orientali, di cui farà dono al Museo di Antropologicoe Etnografico dell’Università di Firenze nel 1950.
Nel 1912 ritorna brevemente in Italia per seguire le commissioni della Manifattura Fornaci San Lorenzo. Gli viene, inoltre, conferito l’incarico di professore onorario all’Accademia di Belle Arti di Carrara.
Tornato nello stesso anno in Siam,prosegue il lavoro al Palazzo del Trono e crea dipinti con vari soggetti siamesi,realizzando nel 1913 la grande tela dal titolo La festa dell’ultimo giorno dell’anno cinese a Bangkok, considerato uno dei suoi capolavori pittorici.
Nel settembre del 1913 rientra definitivamente in Italia.
Nel 1914 è invitato alla Biennale di Venezia, dove espone in una sala personale le opere dipinte durante il soggiorno siamese, e allestisce la Sala dedicata alle opere dello scultore iugoslavo Ivan Mestrovic, in cui realizza una decorazione di diciotto grandi pannelli dal titolo La primavera che perennemente si rinnova.
Nello stesso anno partecipa alla II Secessione Romana,dove espone il dipinto Danzatrice Monn. In Versilia dà inizio ai lavori per la costruzione della sua casa alla Fossa dell’Abate, mentre a Firenze amplia con uno studio la casa di via del Ghirlandaio, e ne decora la facciata richiamandosi a uno dei pannelli della Primavera presentati alla Biennale veneziana.
Nel 1915 riceve l’incarico di supplente per la cattedra di ornato presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, al posto di De Carolis, e decora il Nuovo Palazzo dell’Economia, oggi Camera di Commercio.
Nel 1917 pubblica con Plinio Nomellini e Filippo Cifariello il manifesto Rinnovandocirinnoviamo, in cui propone l’abolizione delle Accademie per l’istituzione di scuole artistico-industriali dove fondere architettura, decorazione, industria, pittura e scultura. Realizza le scene per il Gianni Schicchidi Giacomo Puccini, andato in scena per la prima volta al Metropolitan di New York nel 1918.
Nello stesso anno esegue la decorazione murale del Palazzo Comunale di Montecatini Terme, e progetta assieme alla Manifattura il lucernario dello scalone e le vetrate dell’Ufficio della Posta a piano terra. A Firenze decora l’interno del Ristorante Paoli.
Nel 1919 prosegue il suo lavoro di docente, sia all’Accademia che nel suo studio privato.

1920-1924

Tra il 1919 e il 1921 si datano le decorazioni della Villa Scalini a Carbonate, sul Lago di Como, con sintetiche geometrie in stile secessionista.
Nel 1920 Chini amplia la sua casa delle vacanze alla Fossa dell’Abate (Lido di Camaiore), decorandone gli interni.
Partecipa alla XII Biennale di Venezia dove realizza, per il Salone centrale del Padiglione Italia, quattordici pannelli orizzontali raffiguranti la Glorificazione della Vittoria, inoltre espone i dipinti Il Calvario, Il voto ai dimenticati della terra e Il voto ai dimenticati del mare.
Espone alla I Biennale romana i dipinti Il mio cortile a Bangkok, Studio, Danzatrice Laos, La danzatrice di Sumatra, La mia veranda, Studio e La perla.
Nel 1921 realizza con la manifattura Fornaci San Lorenzo il grandioso rivestimento ceramico delle Terme Berzieri a Salsomaggiore, progettate dall’architetto Ugo Giusti, che saranno inaugurate nel 1923, Chini ne decora mirabilmente anche l’interno.
Nel 1922 Chini è nominato Accademico di Merito Corrispondente dalla Reale Accademia di Belle Arti di Brera ed espone alla XIII Biennale di Venezia il dipinto Episodio. Tra il 1922 e il 1923 decora molti edifici di Viareggio con le ceramiche della Manifattura San Lorenzo.
Nel 1923 disegna la Spada d’onore di S. E. il Generale Conte Guglielmo Pecori-Giraldi, eseguita dallo scultore Guido Calori. Nello stesso anno a Marlengo decora l’interno della Centrale Idroelettrica, lavoro commissionato dalla S.E.A.A. Società Elettrica Alto Adige del gruppo Montecatini. Il Senatore Enrico Scalini lo incarica della decorazione del suo palazzo a Milano, progettato all’architetto Mario Borgato, per il palazzo progetta anche le cancellate in ferro battuto, realizzate da Mazzuccotelli. Allo stesso anno risalgono anche i disegni per le vetrate e le decorazioni in ceramica eseguite dalla Manifattura per il Palazzo della Municipalità della Concessione Italiana di Tientsin in Cina, poi distrutto.
Nel 1924 ha una sala personale alla XIV Biennale di Venezia dove espone, insieme alla produzione ceramica anche i dipinti Fecondazione e Nostalgia di Bangkok.
Nell’ottobre dello stesso anno è invitato con Ugo Giusti e Alfredo Belluomini a dirigere la Commissione per il nuovo piano regolatore di Viareggio.
Esegue i bozzetti per Turandot, l’ultima opera di Giacomo Puccini e realizza i bozzetti per la versione musicata da Umberto Giordano de La cena delle beffe di Sem Benelli.
Le Fornaci San Lorenzo vincono la medaglia d’oro e il diploma d’onore alla Mostra Nazionale della Ceramica di Pesaro.

1925-1930

Nel 1925, l’architetto Ugo Giusti viene incaricato dell’ampliamento del Grand Hotel des Thermes a Salsomaggiore, Galileo Chini ne decora il Salone Moresco e i suggestivi ambienti della Taverna Rossa e il soffitto della Sala delle Cariatidi.
Nello stesso anno decora il soffitto del cinema Centrale a Sanremo e partecipa all’Esposizione Internazionale di Arti Decorative di Parigi,realizzando un fregio in ceramica a lustri metallici per il Padiglione Italia, progettato da Armando Brasini, Galileo Chini decide di abbandonare la direzione artistica delle Fornaci Manifattura San Lorenzo; subentrerà alla direzione Tito, figlio di Chino, alla sua morte avvenuta nel 1947, ne prenderà la direzione il fratello Augusto.
Nel 1925 la ditta Ducrot gli commissiona la decorazione della cupola della sala da pranzo del transatlantico Roma e nel 1926 progetta per il transatlantico Augustus la decorazione della cupola del salone delle feste, il soffitto a botte della grande hall e un grande pannello raffigurante Augusto Imperatore. Nello stesso anno esegue alcune decorazioni per il piroscafo Ausonia.
Sempre nel 1926 disegna per la prima di Turandot, andata in scena alla Scala, la copertina del numero unico per le edizioni Ricordi e le scene del III e IV atto per Il vezzo di perle di Sem Benelli. Negli stessi anni dipinge alcune tele a soggetto floreale per la decorazione del Caffè Donnini a Firenze.
Nel 1927 è incaricato dell’insegnamento di Decorazione pittorica al terzo anno della Reale Scuola di Architettura di Firenze e realizza le decorazioni di Villa Fonio a Salsomaggiore. Nel 1928 termina le decorazione della Villa di Moltrasio sul lago di Como di proprietà del Senatore Donegani e conclude la decorazione a tempera dei soffitti,delle pareti, dei sottosuoli e delle scale della nuova sede sociale del Palazzo della Direzione Società Generale per l’Industria Montecatini a Milano.
Nel 1929 tiene una personale alla Bottega d’Arte di Livorno con la prefazione nel catalogo a cura di Plinio Nomellini e inizia la decorazione del Palazzo Vincenti di Corso Italia a Pisa, sede del Consiglio Provinciale dell’Economia e del Lavoro, che si concluderà nel 1930. Viene chiamato per i restauri del palazzo della Provincia di Livorno, dove decora l’atrio, il cortile, il vestibolo, il salone e la cupola con allegorie delle attività labroniche e crea il disegno per la nuova balconata in ferro battuto della facciata. Il palazzo verrà distrutto durante la seconda guerra mondiale. Nel 1930 espone alla XVII Biennale di Venezia i dipinti: La Cena, La modella in riposo, Il cavolo, Scia di Monsone,Natura morta-Orata. Realizza i costumi di scena per l’opera Fiorenza di Sem Benelli e il manifesto per l’Istituto Italiano Compagnia Sem Benelli per l’Arte Drammatica.

1931-1937

Inaugura ad aprile 1931 una personale a Parigi alla Galleria Bernheim-Jeune. A maggio espone a Firenze nella Galleria d’Arte G. Cavalensi e G. Botti e nel dicembre inaugura una personale al Palais de la Méditerranee a Nizza.
Nel 1932 la mostra alla Galleria Pesaro di Milano gli varrà la lusinghiera recensione di Carrà. Tiene ancora altre personali a Livorno,nella Bottega d’Arte e alla Galleria Vitelli di Genova, insieme allo scultore Sirio Tofanari, alla Casa d’Arte di La Spezia e alla Galleria d’Arte Cavalensi e Botti di Firenze. Disegna tre progetti (mai eseguiti) per il concorso relativo alla decorazione della Sala Reale della nuova Stazione di Firenze.
Nel 1933 espone due dipinti alla I mostra del Sindacato Nazionale Fascista di Belle Arti di Firenze: Case in Val di Mugnone e Lavanderia del Mugnone. Realizza le decorazioni per la Casa del Fascio ad Arezzo e partecipa alla Mostra Interregionale del Sindacato Toscano di Belle Arti. Fa parte della Commissione acquisti della Galleria d’Arte Moderna di Firenze e partecipa alla II Mostra d’Arte Toscana di Livorno.
Nel 1934 espone nuovamente alla Galleria Cavalensi e Botti di Firenze e partecipa alla XIX Biennale di Venezia con undici quadri di paesaggi toscani e alla III Quadriennale d’Arte a Roma. Decora un altare della Chiesa del Sacro Cuore di Carignano a Genova.
Nel 1935 espone alla Galleria Il Cimento di Napoli, insieme a Zambeletti e Tofanari e con Nomellini all’Hotel Croce di Malta di Montecatini Terme. Nello stesso anno cura l’allestimento e le decorazioni del caffè-ristorante Doney a Firenze. Dipinge l’abside della Chiesa del Sacro Cuore di Lido di Camaiore, demolita all’inizio degli anni ‘60. Nel 1936 presenta una personale alla Galleria Apollo di Roma e partecipa alla XX Biennale di Venezia con i dipinti: I garofani rossi, Ora stanca, La fornace sull’Arno, Primavera e un ritratto della moglie: La pensierosa. Esegue le scene per la Cenerentola di Rossini, messa in scena alla Scala di Milano. Dipinge un grande pannello con le Naiadi per il Grand Hotel Palazzo all’Ardenza, Livorno. Risale a questa data il progetto per un teatro all’aperto nella pineta di Viareggio, mai realizzato. Partecipa alla II Quadriennale a Roma. Nel 1937 è nominato Accademico nella classe di pittura della reale Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.

1938-1945

Nel 1938 è nominato Commendatore della Corona d’Italia e Cavaliere dell’Ordine di San Maurizio a Lazzaro. Espone ancora alla Galleria d’Arte Firenze a Firenze e alla Galleria Pesaro a Milano. Risale a quest’anno l’imputazione per oltraggio e diffamazione per aver inviato una lettera di protesta al Podestà di Firenze contro gli addobbi della Loggia della Signoria, realizzati per la visita di Hitler, fu poi assolto per mancanza di reato.
Nel 1939 partecipa alla III Quadriennale di Roma con Estate e al concorso della Società Navale Italia progettando lo studio per un grande pannello per la stazione marittima di New York. Nel 1940 tiene alcune mostre personali: alla Società di Belle Arti di Firenze, alla Galleria Rotta di Genova e alla Gian Ferrari di Milano. Dona all’Associazione Nazionale Caduti in guerra di Firenze il grande trittico della Sepoltura dell’Eroe. Nel 1941 realizza una grande decorazione per la Cappella della Famiglia Passeri al cimitero di Scandicci, oggi perduta. Nello stesso anno si offre di restaurare l’affresco del Sarti nella Collegiata di Santa Maria Assunta di Camaiore. Nel 1942 disegna il manifesto cinematografico per la Cena delle Beffe del regista Alessandro Blasetti.
Risale allo stesso anno la sua ultima grande decorazione realizzata per il salone delle riunioni della Casa del Contadino a Bologna e partecipa alla prima I Mostra d’Arte e di Storia a Lido di Camaiore, dove ha una sala personale. Partecipa inoltre all’Esposizione degli Artisti Toscani a Dusseldorf. Nel 1943 espone in mostre personali all’Albergo Universo di Lucca, alla Galleria d’Arte Trieste di Trieste, alla Galleria Permanente Alessandro Gazzo di Bergamo, alla Galleria Vittoria di Brescia e alla Bottega dei Vageri a Viareggio. Nel dicembre 1943 gli alleati bombardano la stazione ferroviaria di Borgo San Lorenzo colpendo e distruggendo in parte gli edifici della Manifattura Fornaci San Lorenzo ubicati presso la stazione, che riapriranno l’attività dopo la fine della guerra. Nel periodo dello sfollamento Galileo Chini si rifugia con la famiglia a Striglianella, un paesino sulle colline tra Prato e Pistoia, dove dipinge numerosi quadri del paesaggio che lo circonda. Nel maggi o del 1944 ne esporrà alcuni in una mostra personale alla Galleria Il Cenacolo di Firenze. Nell’ottobre del 1945 dona ufficialmente al Comune di Firenze tredici dipinti che testimoniano la distruzione della zona dei Lungarni e di Por Santa Maria in seguito al brillamento delle mine da parte dei tedeschi in ritirata.

1946-1956

Nel 1946 muore prematuramente l’amata figlia Isotta, che viene sepolta al Cimitero dell’Antella, nella Cappella intitolata a San Silvestro. Nella parete di fondo, Chini raffigura, in una delle pie donne ai piedi della Croce, la stessa figlia Isotta. Nel 1947 espone alla Mostra di Arte Antica dell’Ottocento e Contemporanea Toscana, a Palazzo Strozzi a Firenze e consegna un grande progetto al Comune di Viareggio, su invito del C.O.N.I. per l’incremento turistico nella zona di levante, dove pianifica la realizzazione di centri sportivi, ritrovi culturali, negozi e alberghi, mai realizzato.
Nel 1949 idealizzò un teatro dedicato a Puccini sul lago di Torre del Lago per il venticinquesimo della morte del grande musicista. Inizia a scrivere le sue memorie in vari quaderni. Nel 1950 fa parte del Comitato Recupero Opere Trafugate dalla Toscana e da Firenze durante il periodo bellico e partecipa all’Esposizione Internazionale d’Arte Sacra di Roma, l’anno seguente dona il dipinto Annunciazione.
Negli ultimi anni della vita la sua produzione pittorica subisce un mutamento e diminuisce progressivamente, perché colpito da un grave disturbo alla vista che lo porterà a una quasi cecità.
La tragedia della grande alluvione del Polesine, avvenuta nel novembre del 1951, gli suggerisce una serie di dipinti dalle tonalità scure e drammatiche.
Nel 1952 la Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Firenze gli dedica una retrospettiva e partecipa con alcuni dipinti al Premio Città di Genova dove sarà premiato.
Nel 1954partecipa alla Mostra d’Arte Contemporanea al Palazzo delle Esposizioni a Roma e dipinge il suo ultimo quadro: Follia macabra.
Nell’agosto 1955 espone in una personale al Palazzo Comunale di Pietrasanta ben trentacinque opere. Il 25 novembre dello stesso anno, viene inaugurata una sala con la collezione dei cimeli siamesi e cinesi riportati da Bangkok, da lui donati nel 1950 al Museo Antropologico e Etnografico dell’Università di Scienze di Firenze.
Nel 1956 fa dono di un dipinto per la Mostra Internazionale di Arte Contemporanea Pro Infanzia a Bogotà, in Colombia. Si spegne a Firenze il 23agosto, nel suo studio in via del Ghirlandaio e viene sepolto nel Cimitero dell’Antella nella Cappella di San Silvestro.